La variabilità come risorsa: semina a diversa densità

La mancanza di dati statistici e, soprattutto, economici relativi ai reali costi e benefici derivanti dall’applicazione della precision farming rappresenta attualmente uno degli ostacoli più importanti alla diffusione nel territorio delle tecniche di Agricoltura di Precisione. I lavori a disposizione sul tema spesso non garantiscono un buon grado di completezza o non possono vantare una certificazione autorevole, favorendo di conseguenza la suscettibilità degli operatori. Partendo da questi presupposti è nato il progetto Kverneland Group Academy, uno studio economico, in collaborazione con l’Università di Perugia, il cui obiettivo è fornire dati certificati sul risultato della semina a dose variabile di frumento foraggero e mais da insilato, confrontando tre livelli di precisione e tre tecniche di lavorazione (tradizionale, minima lavorazione e strip tillage). La sperimentazione, che coinvolgerà 40 ha presso la Società Agricola “Le Colombaie” (BS), ha come partner Dekalb, Adama, Scam e La Cerealtecnica. Il progetto è stato presentato il 27 Novembre presso la sede di Kverneland Group Italia in collaborazione con Dekalb.

Un’idea di quali ricadute produttive potrà comportare l’applicazione della semina a dose variabile è stata fornita in anticipo dalla stessa Dekalb, in grado di vantare tre anni di sperimentazioni in ambito di prove di semina a diversa densità. I test condotti, che hanno previsto una mappatura preliminare del suolo, la semina a cinque diverse densità degli ibridi in asciutta e in irriguo (anche su terreno lavorato a minimum tillage) e la mappatura finale delle produzioni, hanno evidenziato un incremento medio di profitto pari a 98 €/ha, considerando come unica variabile la dose di seme applicata, dimostrando le potenzialità benefiche dell’approccio alla variabilità come risorsa e non come limite e preparando la strada a sperimentazioni di più ampio respiro.

Il successo della semina a diverse densità richiede, però, l’impiego di una seminatrice adeguata e in questo senso le proposte di Kverneland sono racchiuse nella rinnovata gamma di seminatrici Optima. La nuova seminatrice trainata Optima TF profi da 8 file si caratterizza per una serie di novità, a partire dal timone telescopico di IIIa categoria con barra snodata, in grado di assicurare angoli di sterzata di 90°; su quest’ultima è stata montata la turbina (anziché sul timone) al fine di garantire la linearità tra albero cardanico e PTO del trattore e di non precludere l’utilizzo del timone telescopico. La possibilità di ripiegamento idraulico garantisce una larghezza di trasporto di appena 2.98 m, mentre il nuovo assale con frenatura idraulica o pneumatica ne permette la circolazione stradale fino a 40 km/h e con tramoggia del concime piena per due terzi. Il telaio può essere opzionalmente equipaggiato con quattro ruote flottanti in grado di seguire il profilo del terreno grazie al particolare sistema di bilanciamento idraulico. Il serbatoio per il concime è stato maggiorato fino a raggiungere la capacità di 2000 L, è dotato di celle di pesatura ed è gestibile elettroidraulicamente dalla cabina del trattore per applicazioni a rateo variabile. Gli elementi di semina si distinguono per la trasmissione elettrica e-drive II che ne permette la gestione indipendente e la regolazione della distanza di semina/esclusione durante il lavoro.

Optima V è la versione portata a 6, 6+1 o 8 file, con telaio unico telescopico a triangolo, più robusto e leggero. Il sistema di cambio dell’interfila è il più rapido presente sul mercato ed è realizzato per mezzo di clip per fori distanti 5 cm. Anch’essa è dotata degli stessi elementi di semina della versione trainata, con peso di 130 kg incrementabile di ulteriori 100 kg. Il serbatoio per il concime ha una portata di 1100 L mentre il microgranulatore meccanico è da 35 L, ma in futuro è prevista la trasmissione elettrica.

Alberto Borile

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