La prima cosa a Caldaro che si riesce a percepire, la sensazione di chiunque muova i primi passi nel territorio, è l’infinita estensione di vigneti che dal paese scende fino al Lago.
Vini rossi e vini bianchi, espressione di un terreno che non ha mai tradito i suoi abitanti, da sempre consapevoli della qualità alla quale il loro vino può puntare e che, negli ultimi anni ha, senza alcun dubbio, raggiunto.
Quando nominiamo il Lago di Caldaro, stiamo parlando di un vino ottenuto dall’uva schiava, un tempo non molto amata dai produttori, anzi, vi era un po’ di vergogna nel proporla a tavola. Ma cosa può essere successo per posizionare il vino ai livelli di qualità odierna?
Il vino Lago di Caldaro non ha una definizione univoca, ma con queste parole, utilizzate da esperti e critici del settore, si può lo stesso spiegare al meglio: è un vino dalla beva facile, leggero, fruttato, fresco ed elegante. Tutte caratteristiche che potrebbero essere confermate da chiunque lo assaggi per la prima volta.
Eleganza è anche la parola adatta per descrivere il paese di Caldaro e la sua voglia di mettersi in gioco attraverso iniziative di diverso genere dedicate alla scoperta e alla valorizzazione delle meraviglie enogastronomiche locali.
In quest’ottica è nato il progetto Charta, che ha scandito l’inizio di una nuova era per i vini del territorio. L’idea risale a più di dieci anni fa, ma è solo da due che viene messa in pratica: all’inizio, come tutte le cose nuove, è stata accolta con un po’ di scetticismo, adesso, invece, rappresenta un indice di qualità, un vero e proprio sigillo di garanzia.
L’obiettivo è duplice: consolidare l’immagine del vino rosso moderno e un’operazione di marketing. Ognuno ha, infatti, idee diverse sulla qualità e sul buono e così la Charta è stata firmata da 20 produttori, che si impegnano a rispettare le regole e le rigide discipline in cantina e in vigneto, producendo i vini secondo gli standard di qualità. Non rinunciano, però, alla loro individualità, alle peculiarità che hanno reso ciascuna cantina unica: c’è chi si impegna nella ricerca della biodinamicità, come la cantina Manincor, che in questo trova i suoi punti di forza e chi continua nella trazione dei padri e dei nonni ormai da generazioni come la Peter Sölva.
Ecco quindi che arriviamo al 2012 quando i “nasi” migliori del Gambero Rosso decidono di premiare con i prestigiosi Tre Bicchieri della guida Vini d’Italia, quattro produttori di Caldaro: la cantina Kellerei Kaltern con il Passito Serenade 2008, la Erste Neue con il Puntay Lago di Caldaro classico superiore 2010, la Manincor con il Pinot bianco Eichhorn 2010 e Peter Sölva & figli con il DeSilva Terlaner Pinot bianco DOC 2010.
Caldaro non è solo Lago di Caldaro, anche i vini bianchi, sono molto rinomati e, insieme ai rossi, vanno a costituire la strada del vino (weinstrasse in tedesco), che si snoda a formare un “otto” rovesciato attraverso suggestivi paesaggi: Caldaro si trova nel mezzo, nel centro dell’otto. Una posizione centrale dunque, sia sulla cartina geografica, sia dal punto di vista strategico, proponendo innumerevoli iniziative rivolte alla conoscenza di tutti i vini di Caldaro e del territorio, per i quali il legame vino-terra non è mai stato così stretto.
Si tratta di eventi e manifestazioni come Caldaro in abito bianco, il 12 giugno, dedicato ai migliori bianchi, Vino&Bici, sempre in giugno, che coniuga vino e salute e, infine, le giornate caldaresi del vino, all’inizio di settembre. Padre di queste iniziative è Wein.Kaltern il punto giusto: nato agli inizi del 2000, è un progetto di comunicazione che vuole trasmettere i valori di Caldaro, non solo del Vino, ma di tutte le ricchezze che il paese può offrire.
Qual è il futuro del vino Lago di Caldaro? Secondo Marco Sabellico, critico della guida del Gambero Rosso, il segreto per il successo è non cercare un vino diverso, ma fare sempre meglio quello che già c’è.



