Allevare lombrichi: perché no?

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Un’attività inconsueta ma ricca di possibilità grazie a un mercato ancora…fertile.

Nella classifica di popolarità delle specie animali, il lombrico è da sempre costretto a stare negli ultimi posti. Eppure Aristotele lo definì “l’intestino del mondo” e Darwin dedicò proprio a questo impopolare invertebrato il suo ultimo saggio, parlandone in termini lusinghieri come di uno dei più importanti animali sulla Terra. Certamente, stiamo parlando di una risorsa, finora non adeguatamente valutata dal mondo agricolo. Non l’hanno pensata così all’azienda Bella Farnia, che nell’omonima frazione di Sabaudia, a ridosso del Parco del Circeo, hanno da alcuni anni avviato un pionieristico allevamento di Eisenia andrei (lombrico rosso californiano) e Eisenia fetida (tiger worm). Delle oltre 8300 specie presenti in natura, di cui metà terrestri, sono due delle sei che meglio si adattano alla trasformazione degli scarti organici, producendo il cosiddetto “vermicompost”, un humus naturale che in azienda viene raccolto due volte all’anno e per le sue proprietà nutritive si rivela una formidabile biotecnologia low cost, il cui uso è tra l’altro consentito nell’agricoltura biologica. Un vero dono della natura per almeno due ragioni: contiene il doppio della sostanza organica del terreno di partenza e, soprattutto, viene prodotto da ciò che normalmente è scartato. In Italia, la lombricoltura professionale non è in grado di soddisfare la potenziale domanda e rappresenta quindi un’opportunità concreta, almeno di integrazione del reddito aziendale, con numerosi mercati di sbocco potenziale oltre all’utilizzo del vermicompost, che vanno dalle vendita dei lombrichi come esche o come cibo per allevamenti avicoli, grazie allo straordinario contenuto di proteine, ma anche, su larga scala, alla realizzazione di isole ecologiche per lo smaltimento dei rifiuti organici urbani. Una bizzarria? Niente affatto. In Paesi come gli Stati Uniti il compostaggio con i lombrichi è ampiamente diffuso perfino nelle scuole e nei condomini, consentendo di alleggerire il carico delle normali discariche in modo totalmente ecologico.

Articolo di Emiliano Raccagni

 

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